Cattedrale Piacenza – XIII T. O.

1Re 19,16b.19-21 Gal 5,1.13-18 Lc 9,51-62

Quest’anno il X incontro mondiale delle famiglie si svolge in forma ‘multicentrica e diffusa’. A tutti gli effetti anche noi stiamo partecipando a questo evento (che si concluderà con il collegamento in diretta con l’Angelus del Papa). Ci sono stati degli appuntamenti offerti dalla pastorale familiare diocesana nei mesi scorsi e oggi vogliamo esprimere la comunione con tutte le Chiese sparse nel mondo.

Nel racconto evangelico abbiamo ascoltato che “Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme”. Quasi a ricordarci che ci sono dei momenti nei quali è necessario porre una ‘ferma decisione’ se si vuole orientare il proprio cammino: personale, di coppia, di famiglia, di comunità cristiana. Il pericolo sempre più latente è l’in-decisione, la sospensione di scelte necessarie in attesa di condizioni migliori (che non si sa quali siano!). Penso fin dall’inizio alla forma più diffusa della convivenza che rischia di nascondere un procrastinare scelte impegnative. Ma questo fa bene alla relazione di amore? O tende a farla poggiare su qualcosa che non è impegnativo per sé di fronte all’altro? Così pure la scelta di mettere al mondo i figli. È vero che mancano serie politiche a sostegno della famiglia, ma è altrettanto vero che questo potrebbe diventare un alibi. È necessario vigilare. Non ne va di mezzo l’amore stesso, quando esso non diventa generativo, fecondo?

Gerusalemme rappresenta la meta che orienta il cammino: per questo la meta (che ci sia o no… che sia una o un’altra…) fa la differenza! Ci sono momenti della storia e della vicenda personale o di coppia nei quali è forte l’appello a partire. Sono convinto che quello che stiamo vivendo sia uno di questi. Il tempo della pandemia ha per molti versi indebolito la nostra volontà; ha fiaccato in molti l’entusiasmo e forse le passioni: ha ridimensionato gli orizzonti entro cui ci pensiamo. Con la conseguente crescita di un sentimento diffuso di rinuncia. Rinuncia a progettare, ad aspirare, a desiderare… a sperare. Lo sappiamo bene che quando prevale questo sentimento diventa pervasivo, la mediocrità intristisce la vita.

Oggi il Vangelo ci dice che Gesù apre una prospettiva, una strada, indica una meta: Gerusalemme. Gerusalemme è per lui (e lo diventerà anche per i discepoli) una vita donata nell’amore. E manda davanti a sé messaggeri (evangelizzatori). C’è qualcuno che è investito del compito di accogliere Gesù che si dirige decisamente, senza ripensamenti, a Gerusalemme. Al discepolo di sempre (e quindi anche per noi oggi) è affidato l’annuncio e la testimonianza della via di Gerusalemme. Solo andando dietro a Lui c’è futuro, c’è vita, c’è speranza. Il discepolo va portando con sé la sua vocazione, che, in questo senso, è la coppia e la sua famiglia.

Il tema che guida l’Incontro quest’anno è: “L’amore familiare: vocazione e via di santità”. Esso raccoglie il messaggio che è affidato ad ogni famiglia. Riscoprire la dimensione vocazionale, cioè la chiamata che c’è non solo all’inizio del formarsi della famiglia, ma in tutto il suo svolgersi. Gesù si rende vivo e chiama nella condizione di vita della famiglia: nell’ essere marito o moglie, padre o madre, figlio o fratello… in queste relazioni c’è una chiamata fondamentale a dar forma all’amore. Perché l’amore ha le sue specificità nelle diverse condizioni. In questa mia precisa condizione il Signore mi chiede di seguirlo nella strada verso la mia Gerusalemme. Oggi per ciascuno di noi è chiesta la stessa Sua “ferma decisione” di camminare sulla strada del dono.

Richiamando l’enciclica “Gaudete ed exultate” (sulla santità) viene ricordato che la santità, che altro non è che il rendere vivo ed affascinante l’amore di Dio, è fatto quotidiano. Si tratta di rendere normale l’amore, con la convinzione profonda che in questo modo si può giungere alla conversione all’amore di Gesù. Non c’è altra strada privilegiata.

La fedeltà all’amore celebrato e promesso è la strada per non cadere nell’apatia, alla lettera la mancanza di passione, che è mortale e mortifera. Il Signore doni a ciascuno e alle nostre relazioni familiari passione, che nasce dall’amore, quello Suo, che adesso andiamo ancora una volta a celebrare e con il quale facciamo comunione.