S. Anna At 20,28-38 Gv 17,11-19
Si sta concludendo in questa sua chiesa, nell’abbraccio della sua comunità che ha amato e servito per 53 anni, la lunga esistenza terrena e sacerdotale di don Luigi. Un’esistenza non solo lunga, ma benedetta per aver potuto vivere intensamente e con passione il suo ministero, possiamo dirlo, fino alla fine. Benedetto in vita come pure nella sua morte. Vita e morte invidiabili. Per dire la morte come la sua, usiamo l’espressione: “si è spento”, ed essa corrisponde perfettamente al modo in cui si è congedato, dopo alcuni giorni di ricovero ospedaliero. Ci ha lasciati come una candela che si è consumata completamente. A coronamento di questa vicenda di fede e di servizio al vangelo, la liturgia oggi ci presenta due congedi: quello di Paolo, agli anziani di Efeso, e quello di Gesù, con alcuni passi della preghiera sacerdotale.
Le parole di Paolo potrebbero essere quelle di Luigi in questo momento: parole rivolte a voi e al nostro presbiterio del quale si è sempre sentito parte, non mancando agli appuntamenti celebrativi, ai momenti di formazione, alle occasioni di festa. “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituito come custodi”. Don Luigi si è sentito investito del compito di custodire coloro che gli erano stati affidati. In questa attenzione si ritrova la stagione del suo servizio in Seminario come formatore e insegnante, un ruolo che ha segnato tutto il suo ministero. Fino alla fine, con una particolare preoccupazione, sentiva la responsabilità verso le nuove generazioni. Ne siamo testimoni, perché non perdeva occasione nei nostri incontri di avvicinarci per condividere le sue considerazioni sull’educazione, sulla formazione dei giovani. Sono rimaste sue pecore, anche dopo aver smesso il ruolo di parroco. Perché la carità pastorale non è limitata alle responsabilità che ci sono affidate canonicamente. Così ha vissuto: “non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi”. Questa è la sua testimonianza di pastore.
Con Paolo anche don Luigi ha custodito le parole di Gesù, le ha vissute, le ha testimoniate: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”. Si è consumato in questa passione per le persone. Posso dire che non si è risparmiato mai rispondendo con zelo e generosità ad ogni richiesta, ad ogni servizio nel quale esprimere la sua vocazione sacerdotale.
Nel suo congedo troviamo il modo nel quale Gesù completa la sua opera, iniziata nel momento in cui ha chiamato e associato a sé gli apostoli. Completa la loro elezione affidandoli al Padre perché siano custoditi nel Suo nome. Gesù prega perché il Padre li custodisca dal Maligno, affinchè non siano del mondo. Così, come ricordava Papa Francesco, da non essere catturati dalla mondanità, perdendo la differenza cristiana che deve caratterizzarci.
Noi tutti siamo testimoni come don Luigi abbia mantenuta viva la tensione verso quella Parola che consacra nella verità. Quella Parola capace di fare la verità, non riducibile ad una teoria. Gesù ci sceglie e questa scelta è accompagnata con la preghiera costante, per mantenerci fedeli alla nostra chiamata, al nostro discepolato.
Custodito dal Signore Risorto, ora don Luigi è davanti al Padre, a Colui che custodisce tutta la nostra esistenza, che la raccoglie senza smarrire nulla, dando valore ad ogni piccolo gesto di amore e di cura. In quel Padre, le cui misericordie non sono finite, ritroverà tutti coloro che ha accolto e accompagnato nel suo ministero. Ritroverà i suoi cari, quella famiglia a cui era legato e riconoscente, perché pur nella povertà hanno saputo trasmettere le ricchezze più importanti: la fede, la passione e la carità.
E noi, testimoni di questo secolo di vita donata, chiediamo al Signore che la renda generativa per il cammino della nostra diocesi e del nostro presbiterio.
Anche noi, come gli anziani di Efeso, ora accompagniamo don Luigi alla nave per il suo ultimo viaggio.



