Cattedrale – Ger 13,1-11 Mt 13,31-35
Si sta concludendo davanti a noi, per aprirsi davanti allo sguardo di misericordia del Padre, la vicenda umana di don Leonardo. Un’esistenza, la sua, di cui siamo testimoni come una pagina di vangelo, scritta a quattro mani con il Signore. La Parola di Dio odierna è ricca di immagini che accogliamo come parabole di cui don Leonardo è stato esegeta. Esse possono rappresentare delle chiavi di lettura del suo ministero. Immagini che ci aiutano a leggere il suo desiderio più profondo, ed insieme, ciò che Dio ha operato con abbondante generosità in lui e suo tramite.
Geremia parla della vocazione/missione del popolo d’Israele, associandola alla cintura che aderisce alla persona. Nell’uso della cintura è espressa la vicinanza, l’intimità, un contatto di comunione. La cintura stringe chi la porta. Dicevo che essa descrive bene l’anelito vissuto da don Leonardo di stringersi al suo Signore: ha continuato a rimanere stretto alla Signoria di Colui che aveva scoperto nel suo Amore. Negli incontri avuti con lui ho respirato una profondità che parlava dell’azione dello Spirito in lui, che si manifestava nel suo sguardo profondo di verità. Mi ha confidato alcune cose, alcune sue valutazioni, ma che facevano trasparire sentimenti di compassione, di benevolenza. Verità e carità si abbracciavano in lui in modo singolare. Una grande lezione per noi tutti, per aiutarci a verificare la qualità dei nostri discorsi: non basta essere guidati dall’amore per la verità, se non è sostenuta da una carità che guida tale ricerca.
Ci sono poi le parabole del Vangelo: l’albero di senape che non solo parte da un piccolo seme, ma che dà ospitalità agli uccelli del cielo, che vi possono fare il nido. E’ straordinaria questa immagine se la associamo ad un pastore che si è speso per tanti anni nel sacramento della riconciliazione come Penitenziere della Cattedrale. Quanti hanno trovato in lui, nella sua sapienza sacramentale, riposo, ospitalità. Hanno ritrovato il gusto della vita. Un ministro del perdono agisce proprio perché ognuno possa stare saldo, non più vittima del suo peccato, ma fondato sulla misericordia del Padre. Oltre al suo ministero, mi piace pensare a questo grande albero che genera spazi accoglienti, anche quale responsabile della Commissione del dialogo ecumenico e interreligioso. La sua vicinanza discreta ha senz’altro fatto sentire a casa quelle comunità cristiane, quelle comunità di altre religioni che giungevano tra noi, senza riferimenti.
C’è poi la parabola del lievito, nella quale possiamo trovare i tratti della sua esistenza discreta e nascosta, in modo speciale in quest’ultima stagione della sua vita, provata ma non meno feconda. Immagine, quella del lievito, che si impasta con la farina e scompare.. Un credente non teme di perdersi, di nascondersi. Ma non per sparire bensì per far crescere ciò che l’altro è, con le sue caratteristiche. Sono certo che il lievito di don Leonardo fosse proprio questa sua fiducia che sapeva trasmettere l’affidabilità del Signore. E’ questo ciò che genera vita.
Vorrei concludere con le sue parole che ha fissato in un sintetico testamento spirituale; dopo aver citato S. Ignazio di Loyola conclude: “Ringrazio in Signore di tutto il bene di cui ha voluto circondare la mia vita. Benedico tutte le persone che mi sono state vicino e mi hanno aiutato a crescere nella conoscenza e nell’amore di Dio. Sono grato a tutti coloro che mi hanno accettato con pazienza. Chiedo perdono a tutte le persone che per un motivo o per l’altro ho fatto soffrire e alle quali ho sinceramente chiesto perdono. Spero che questo perdono sia stato accettato. Mi affido alla preghiera di tutti coloro che mi hanno incontrato e, nonostante le mie manchevolezze e i miei molti limiti, mi hanno voluto bene. Il Signore abbia misericordia di me”. Amen


