Monastero s. Raimondo – Is 65,17-19.66,1-2 1Gv 3,1-2 Mt 11,25-30
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Parole, queste di Gesù, che risuonano anche in mezzo a noi stasera, di fronte a ciò che sr Maria Caterina sta vivendo e professando. Non ci stupiamo se questa decisione provoca incomprensione e dubbi… per molte persone – anche credenti -. La vita monastica è tra quelle scelte che cadono sotto i giudizi più disparati: un’esistenza ritirata e per questo valutata come privata di tante possibilità; un’esistenza ‘inutile’ perché non corrispondente alla logica del fare, dell’ottenere un qualche risultato dal proprio agire; per non dire la fatica di comprendere una decisione compiuta oggi-per-sempre. Come è possibile? Quando non si cade nel giudizio, si arriva a dire: la ammiro!
Queste cose, ci ha ricordato Gesù, sono «rivelate ai piccoli». Non sono conquistate dalla sapienza, da una sublime conoscenza umana, neanche dalla bravura. Sono colte nella loro profondità, bellezza e possibilità grazie ad un’iniziativa di Dio che crea una sintonia spirituale, cioè un allineamento del nostro spirito con lo Spirito santo. Un dono che, come ogni vocazione e carisma, non è ad uso personale, finalizzato cioè ad un puro benessere personale, ma ad un ‘uso ecclesiale’. Tanto è vero che oggi tutto avviene davanti alla Chiesa, rappresentata dal Vescovo e dalla vostra nutrita e variegata presenza. Questa professione monastica assume tutte le caratteristiche della professione di fede: parla in modo profetico di Dio e del suo Amore. Per questa ragione dice qualcosa che vale e perciò interessa l’esistenza credente di ciascuno. Vorrei allora lasciar risuonare insieme alle pagine della Scrittura appena ascoltate anche il Rito di consacrazione che tra poco vivremo.
Prima di tutto sr Maria Caterina apre l’orizzonte della nostra vita, troppo appiattita, spesso senza un cielo. Senza una meta che la oltrepassi e la orienti. Un compimento che dia tensione al presente: «noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato». Così l’apostolo Giovanni, quasi eco delle parole del profeta Isaia: «si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare». È questo l’orizzonte nel quale una vita monastica si comprende e che annuncia come vero per tutti. Il futuro non è un’incognita che inquieta o addirittura angoscia, ma il venirci incontro di un Amore già incontrato e presente. Un Amore che abbraccia tutto e per questo ti chiede tutto.
Quello che chiederò tra poco a sr Maria Caterina è illuminante: «vuoi tendere con fermezza e costanza alla carità perfetta verso Dio e i fratelli?». Gli strumenti, se vogliamo la via, per mantenere viva questa tensione verso la carità sono ben presenti nella stessa richiesta: «seguendo fedelmente il vangelo, abbracciando la Regola di san Benedetto in questa comunità». Vivendo questi luoghi, la carità matura verso la pienezza. Vale per una monaca, ma può essere esteso ad ogni battezzato che non si può immaginare un cammino di carità senza Vangelo, senza una regola di vita e senza una comunità. Ma c’è un aspetto tipico della tradizione monastica benedettina: il principio della stabilità. Infatti al termine verrà incardinata in questa comunità monastica. Questo principio parla di un legame privilegiato, di grazia, di fedeltà con questo monastero. Questa nostra sorella ha conosciuto in questi anni che questa comunità non è perfetta, ma la grazia di Dio non agisce in condizioni di perfezione umana. Agisce, in maniera sorprendente, anche dentro alle nostre fragilità e debolezze. Fin dall’inizio il Vangelo e il Regno di Dio inaugurato da Gesù hanno camminato con piedi impolverati e sporchi e quindi bisognosi di essere lavati, con cuori duri, bisognosi di essere rigenerati… Anche grazie alla docilità al Vangelo di sr Maria Caterina e al suo impegno di fedeltà allo spirito della Regola del padre Benedetto, questa comunità crescerà nella carità verso Dio e i fratelli. Lei ha avuto bisogno e continuerà ad avere bisogno della comunità, la comunità ha bisogno di lei. Anche questo testimonia la nostra sorella: la fedeltà dell’Amore di Dio attraversa anche le nostre infedeltà con paziente tenacia.
Nella preghiera invocherò che il Signore venga a difesa di questa sorella «dall’antico nemico, che insidia con più sottili inganni i propositi più nobili». Gli inganni, non solo per una vita monastica, sono sottili e per questo subdoli. Tutta la tradizione monastica ha colto nell’accidia forse la forma più sottile della tentazione ad una consacrazione. Si tratta della tristezza generata da un luogo, dalle relazioni che lì sono date, dalla Regola stessa, tristezza che porta ad immaginarsi altrove. Da immaginare cioè che la promessa di vita riconosciuta in questo luogo si sia trasferita da un’altra parte. Quanto è vera e presente questa tentazione. Per tutti. La custodia della fedeltà al luogo nel quale il Signore ci ha incontrato e chiamato, consegnandoci alle sue promesse di vita e di bene, è la strada nella quale Lui assicura di mantenere viva la sua presenza.
Grazie sr Maria Caterina per la tua professione di fede, per la tua professione monastica in questa comunità perché in questo modo permetti anche a noi di entrare tra i piccoli a cui sono riservati i misteri del Regno.


