Lunedì IV di quaresima Is 65,17-21 Gv 4,43-54
In questa celebrazione i focolarini della nostra diocesi vogliono ricordare i 18 anni dalla morte di Chiara Lubich, ispiratrice del loro movimento. Lo sappiamo bene che nessuno può essere catturato, non possiamo mai impadronirci di una testimonianza credente, di un carisma. Lo Spirito lo suscita e lo rende presente per l’edificazione di tutto il corpo mistico di Cristo, lo fa risuonare come profezia. Nella cronaca, nello scorrere del tempo c’è bisogno di profezia, capace di aprire futuro in un presente spesso mortificante. Non è così anche oggi? Non è quello nel quale è fiorito il carisma di Chiara, nella terribile stagione dei totalitarismi e della guerra? “Noi crediamo all’Amore anche sotto le bombe, anche vicino alla morte”. Testimoniò con coraggio che nessuna violenza può eliminare l’Amore.
“Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra”, così ci ha detto il Signore attraverso il profeta Isaia. Corrisponde alla grande visione dell’Apocalisse (Ap 21), potremo dire il compimento della Rivelazione di Dio, ciò verso cui tende l’opera di Dio nella storia. Solo sotto il cielo nuovo ci potrà essere una nuova terra. Anche oggi, ancora oggi, la terra subisce violenza e distruzione perché non c’è un cielo che le dia il giusto orizzonte. Per questo c’è sempre bisogno di chi fa scendere sulla terra il cielo: se il cielo è l’immagine di Dio, Chiara era guidata dalla certezza che Dio è Amore. C’è bisogno, perché la terra generi vita, che l’Amore la abiti. È Lui la forza che trasforma il cuore di ognuno, che, a sua volta, rivela la presenza di Dio. In ogni sua creatura questo Amore si manifesta e quindi questo fatto dice la dipendenza di tutte le creature tra loro. Tale dipendenza diventa ricerca di unità, di comunione: non si può fare a meno della manifestazione di Dio nell’altro.
Questo carisma – dell’unità – Chiara lo declina a partire da sé stessa, in quanto vive l’unità tra ciò che accade fuori di lei e quello che le si agita dentro. Tra il mondo esteriore e quello interiore.
La pagina evangelica ci mostra Gesù, che torna a Cana, dove “aveva cambiato l’acqua in vino”. Gesù ha la forza e il desiderio di trasformare l’acqua dell’ordinarietà della vita nel vino della festa, della gioia. È un altro tratto della testimonianza di Chiara: niente è così ordinario da essere banale, ma tutto è così carico di presenza premurosa di Dio da diventare motivo di gioia e di festa.
Gesù ha continuamente trasformato il cuore di Chiara in una sorgente da cui sgorgava gioia, contagiosa al punto da aver smosso il cuore di tanti fratelli e sorelle.



