PASQUA – 2026
At 10, 34a.37-43 Col 3,1-4 Gv 20,1-9
Papa Francesco, in una riflessione sulla Pasqua, ha dichiarato che questa Solennità afferma un diritto fondamentale per l’uomo: il diritto alla speranza. È una provocazione che coglie un bisogno vitale dell’uomo, da garantire allo stesso modo degli altri diritti universali. Una persona, una comunità, un paese senza speranza sono senza futuro.
Se è vera questa affermazione, la speranza scaturisce da un intervento dall’alto, che oggi è ben rappresentato da quel sepolcro vuoto. Vuoto perché violato dall’amore potente di Dio Padre che non lascia nel sepolcro il suo consacrato. Il suo Figlio e, con Lui, ogni figlio d’uomo.
Maria di Magdala, liberata dalla presenza in lei del male, va all’alba al sepolcro. Era spinta dall’affetto per qualcuno che ricordava il suo passato finalmente amato, perdonato e salvato. Un gesto nobile il suo, ma che manifestava unicamente il bisogno di prendersi cura del cadavere di chi era stato importante per la sua vita. Tanto è vero che ritorna dagli apostoli perché insieme cerchino dove è stato messo il corpo di Gesù. La Maddalena ci rappresenta bene ogni qualvolta la nostra vita di fede si cristallizza in un momento bello e significativo sperimentato in passato. Ci basta allora legarci al passato idealizzato. Vivere di ricordi è diffuso, avere l’illusione che ci possa bastare ci trasforma in cultori di musei. Non possiamo continuare a registrare le mancanze, la fine di una stagione che non può più tornare.
La pagina del vangelo di quest’oggi ci presenta una serie di corse: quella di Maria che corre dagli apostoli e successivamente quella di Pietro e l’altro discepolo (identificato con Giovanni) al sepolcro. Verso dove continuiamo a correre oggi? Siamo spinti prevalentemente da ciò che non c’è più? Una Chiesa, come un cristiano, che si agita per le realtà che sono venute meno gioca continuamente a rincorrere la storia. In modo inconcludente. Nei ‘luoghi’ dove possiamo constatare la fine di una stagione, nei sepolcri di turno, oggi ci è annunciato che Gesù non è più là. Stanotte il cuore dell’annuncio pasquale è stato che Gesù è altrove, è all’inizio di un cammino da riprendere. In Galilea. È di grande speranza questo annuncio pasquale, perché stare attorno al sepolcro non solo non ci permette di coltivare speranza, ma ci fa essere vittime delle nostalgie e dei rimpianti. Vivremmo cercando di individuare colpevoli veri o presunti, ma perderemmo gli appuntamenti che il Risorto continua a darci.
Allora il diritto alla speranza non equivale al generare illusioni, ma chiede di rinnovare la fiducia che Gesù stesso, per primo, ci assicura. Se ci dà l’appuntamento in una qualche sponda della vita significa che continua a credere che il cammino dietro a Lui sia possibile. Ricominciare non nonostante quello che è accaduto, ma a partire da quanto abbiamo vissuto. Oggi il vangelo ci fa constatare unicamente che il sepolcro è vuoto e che Gesù è altrove. Ma vivo. Corrono i due apostoli, entrambi, come Maria, vedono, cioè constatano l’evidenza, ma solo di Giovanni ci è detto che credette. “Vide e credette”: per questa sua fede ritorna con uno sguardo differente e con qualcosa da annunciare. Ha qualcosa per cui far correre la vita. Sono certo che l’atto di fede sia stato il risultato del legame d’amore che aveva con Gesù. “Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”. Questa incomprensione è solo degli apostoli il mattino di Pasqua o è anche nostra? Noi ancora incapaci di credere che dentro a ciò che muore ci sia una speranza, si possa aprire un nuovo inizio. Il cristiano non può ridursi ad essere il custode di una tomba.
In questo anno pastorale ci siamo invitati a “Ri-cominciare. Perché nulla vada perduto”. Ricominciare è solo per chi ha in cuore la convinzione forte che c’è un domani, in mano al Signore Risorto. È Lui che ricomincia.
L’augurio che rinnoviamo in questo giorno fiorisce dentro la scoperta che Dio fa volgere al bene anche ciò che non dà segni di vita. Egli sa trarre Vita anche da un sepolcro. Da quello del Suo figlio crocifisso. Perché nulla è impossibile a Dio. Per questo possiamo aver diritto di sperare anche noi. Buona Pasqua.



