ALBARETO Is 11,1-10 Rm 15,4-9 Mt 3,1-12
Stiamo vivendo una celebrazione singolare (per nulla consueta) e, possiamo aggiungere, storica: il passaggio di queste tre parrocchie dalla diocesi di Massa Carrara-Pontremoli a quella di Piacenza-Bobbio. Cosa cambia? è spontaneo chiedersi. Dipende, potrebbe essere la risposta. La fede in Gesù Cristo rimane. Il modo in cui essa si dà può cambiare perché c’è una nuova appartenenza alla Chiesa che è in Piacenza-Bobbio. Un modo di essere Chiesa che prevede il superamento della singola parrocchia attorno alla Comunità pastorale. Ci sono poi legami da costruire con le altre realtà del Vicariato, collaborazioni da incrementare. E viceversa. Anche voi siete un patrimonio di fede-carità che riceviamo e che arricchisce le comunità e la diocesi.
Va letta come un segno del passaggio tra Chiese la presenza dei due vescovi e di alcuni sacerdoti della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli. Ringrazio il vescovo Mario per aver accolto l’invito ad esserci per mostrare che non è un puro atto canonico, che si risolve con un decreto. C’è una consegna e un atto di accoglienza.
Don Enrico, che oggi inizia il suo ministero pastorale in mezzo a voi è stato nominato, oltre che collaboratore nella Comunità pastorale di Borgo Val di Taro, amministratore parrocchiale. E’ la forma canonica prevista quando siamo in una fase di passaggio, di ridefinizione. Chiarificazione tra le tre parrocchie e delle vostre parrocchie con quelle della Comunità pastorale di Borgo Val di Taro. A scanso di equivoci, è vostro parroco, a tutti gli effetti!
Il tutto sta avvenendo in questa seconda domenica di Avvento. Ci lasciamo accompagnare dalla Liturgia che abbiamo appena ascoltato. Essa ci consegna tre parole, in particolare all’inizio del vostro cammino.
“Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici”, così nel passo del profeta Isaia. Dio agisce nella storia con la logica del germoglio. Ecco la prima parola, ‘germoglio’. Immagine che lo stesso Gesù riprende per dirci che dobbiamo essere capaci di cogliere le novità di Dio. Egli si presenta proprio così, un germoglio da riconoscere, segno dell’arrivo di una stagione nuova. I germogli dicono che la vita si presenta, inizia in una forma piccola, debole come può essere un germoglio. Che ha bisogno fin da subito di cura, di custodia. Ci è affidata questa immagine nel momento in cui avviene questo passaggio. In questa comunità c’è un tronco, ci sono delle radici: il tronco custodisce la storia di una pianta, perché i suoi cerchi testimoniano gli anni di vita, ciò che lo ha fatto crescere e ciò che è stato motivo di sofferenza. Il tronco è la storia che ha generato, che ha fatto crescere. Un germoglio nasce dal tronco. Cioè da questa storia. Ma è qualcosa di nuovo, di debole, di fragile. Così come le radici. Le radici sono ciò che è necessario per la vita, ma non si vedono. Anzi, è un paradosso volerle scoprire, perché così la pianta patisce e addirittura muore. E noi dobbiamo immaginarle, senza pretendere di possederle. Ci basta sapere che ci sono. Ecco, da questo tronco, che è la vostra storia, da queste radici, che continuano ad alimentare la vostra vita di fede e di carità, germoglia qualcosa di nuovo.
Da tronco e radice nasce un germoglio di vita nuova, testimone che c’è una storia che continua a dare vita. E’ motivo di speranza.
L’altra parola, che è un invito, ce l’ha consegnata il Battista: ”convertitevi”. All’inizio di questo cammino viene chiesto questa disponibilità alla conversione. Anche qui nasce spontaneo domandarsi: convertirsi da che cosa? A che cosa? A chi? E Battista risponde: al Regno dei Cieli che è vicino. Gesù aggiungerà che tutto il resto ci verrà dato in abbondanza. Dobbiamo preoccuparci unicamente del Regno dei Cieli. Non dimentichiamo ciò a cui è orientata la nostra vita personale e comunitaria: riconoscere e accogliere la Signoria di Dio, il suo Amore, la sua visione sulle cose e sul mondo. E’ questo il cuore del cammino che ci attende. Essere sale in questo territorio perché abbiamo ricevuto il sapore del vangelo. Abbiamo la grazia di essere in questo luogo, in questo tempo, capaci di comprendere che il Regno dei Cieli è già presente e che verrà a compimento nella storia. Allora la seconda proposta è proprio questa: convertirsi a Lui per non rischiare di essere noi al centro, con le nostre idee, convinzioni o battaglie da portare avanti. Il cammino che ci attende è, e rimane sempre, quello di essere discepoli di Gesù a servizio del Regno dei Cieli.
La terza parola, accoglienza, ce la consegna San Paolo che dice di accoglierci come anche Cristo accoglie noi. “Il Signore vi conceda di avere gli stessi sentimenti gli uni verso gli altri… un solo cuore e una sola anima rendiate gloria a Dio…. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi”.
Oggi il Signore ci consegna gli uni agli altri: voi alla comunità diocesana; don Enrico a voi, reciprocamente. Per accogliere è necessario creare uno spazio dentro di noi, uno svuotarci, un liberarci dai pregiudizi, dalle presunzioni, sentire che l’altro non è un intruso, è un dono. Così l’altro trova casa, ospitalità, si sente a casa. E’ importante che ci viviamo come ospiti: un ospite da scoprire nella sua bellezza e nei suoi limiti, ma reciprocamente perché solo così potremmo viverci come doni, con gratitudine. Tutti e ciascuno ospiti graditi perché consegnati dal Signore di tutti. A cui tutti senza differenze siamo debitori. Il Signore porti a compimento quanto oggi ci accingiamo ad iniziare.




