Travo Is 2,1-5 Rm 13,11-14 Mt 24,37-44

Per la vostra comunità l’Avvento quest’anno inizia in modo forte perché coincide con l’arrivo di don Omar.

Questa occasione dà vita ad un intreccio di attese: quelle di ciascuno di voi verso il nuovo pastore (attese e curiosità), quelle di don Omar che inizia un cammino di responsabilità dentro ad un insieme di comunità parrocchiali inserite in una Comunità pastorale. Quindi penso si intreccino anche le attese di don Valerio e dei diaconi per un cammino da avviare insieme. A questo riguardo mi è d’obbligo spiegare che uno dei motivi per cui don Omar non è stato nominato parroco, ma amministratore parrocchiale, è perché è la forma canonica prevista in una situazione in trasformazione. Evoluzione per le varie parrocchie a lui affidate e di queste con le altre parrocchie della Comunità pastorale. Vi attende un tempo nel quale configurare meglio il volto della Comunità pastorale. Ma a tutti gli effetti egli fa il parroco, come peraltro l’ha fatto don Costantino in questi anni. Colgo l’occasione per ringraziarlo per il suo prezioso servizio.

In queste attese c’è anche un’altra, fondamentale, attesa: quella del Signore. Attorno alla quale ogni nostra attesa si misura e si converte. Proviamo a raccogliere dalle pagine della Scrittura appena proclamata questa attesa.

Il rimprovero forte che troviamo nelle parole di Gesù è che “non si accorsero di nulla “. Al tempo di Noè (che è il nostro tempo), tutti erano presi dalle occupazioni e per questo distratti dal leggere e interpretare quello che stava capitando. Dicevo che non è molto diverso da ciò che capita oggi: quante volte veniamo sorpresi “all’improvviso” – diciamo – “senza preavviso”. O non è piuttosto che non ci accorgiamo di nulla? Anche nelle relazioni. Anche in noi. L’attesa del Signore è che riusciamo ad essere “consapevoli del momento”, svegliandoci dal sonno, dal torpore che è molto diffuso. Il sonno è una delle forme della fuga dal momento di fatica in cui ci si può trovare. Pensiamo ai discepoli nell’orto degli ulivi, o sul monte della trasfigurazione. Presi dal sonno non sono in grado di vivere quel momento.  

Oggi il Signore ci sta offrendo una salvezza, un bene che è dentro a questo tempo, che non è solo di crisi, è insieme anche il tempo del suo venire. Se continuiamo a leggere la cronaca descrivendola in toni cupi, ci impediamo di cogliere come Lui la abita. A completare l’attesa di Dio, vorrei con voi leggere la promessa presente nella prima lettura dove il Signore fa convergere tutti i popoli, superando ogni inimicizia e ostilità (rappresentate dalle armi che vengono trasformate in arnesi per lavorare, per coltivare la terra). Quali sono le distanze da vincere, attorno a che cosa convergere? Penso proprio al cammino tra parrocchie. Troppo spesso assecondiamo i particolarismi, i campanilismi.  Ci sono lotte che si consumano anche nelle resistenze espresse in forma passiva. Negando il contributo, alimentando la sfiducia.

Pensiamo alle divisioni presenti nelle nostre comunità, alle ostilità che troppo spesso coltiviamo perché chiusi nel nostro interesse. Si converge quando si è disposti a camminare verso una meta comune. E’ emblematica l’immagine del convenire in chiesa. Ogni domenica si lascia la propria casa verso quella che è la casa di tutti, ma proprietà di nessuno. Tutti invitati, nessuno può arrogarsi il diritto di escludere a proprio piacimento gli altri.

L’attesa nella quale veniamo coinvolti chiede di abbassare le nostre pretese, cioè l’idea che tutto debba rientrare nei nostri criteri, ma ritrovarci nel Signore tutti, senza differenze, alla scuola di Gesù. E’ questo l’augurio che faccio a questa comunità. La preghiera che rivolgo al Signore è che possiate mettervi in sintonia con l’attesa di Dio, con un atto di fiducia in ciò che vi sta indicando.