Ger 20,10-13 Rm 5,12-15 Mt 10,26-33

Oggi, in un’unica celebrazione, convergono i cammini di questi nostri fratelli che hanno riconosciuto una chiamata, nella comune chiamata battesimale, al ministero diaconale. Percorsi diversi, per la singolarità di ogni cammino di discepolato, e tappe differenti di un medesimo cammino. Non si tratta di traguardi raggiunti, ma di momenti che scandiscono il percorso di discernimento e di formazione, che avviene sempre nella Chiesa e davanti ad essa. Oggi, nella celebrazione dell’Ammissione e dei due ministeri, la Chiesa riconosce l’autenticità del cammino: i segni di una chiamata (che non coincide con l’ambizione di raggiungere una meta), uniti al cammino di conversione che la risposta porta con sé e all’affidabilità nell’assumere un ministero ecclesiale.

Attraverso la pagina evangelica ascoltata Gesù insiste nel non avere paura (“Non abbiate paura”). Non sempre consideriamo che la paura è stata oggetto di particolare attenzione da parte di Gesù: basti pensare a quante volte nella Bibbia ritorna quella raccomandazione del Signore, il “Non temete”, che equivale al “Non lasciatevi vincere dalla paura”.  La paura fa parte dell’esperienza umana, a tinte più o meno forti, si presenta quando c’è un possibile pericolo, una vera o temuta minaccia. A pensarci la paura è il sentimento generato quando noi non siamo più in grado di controllare quello che stiamo vivendo e quello che ci attende. La paura nasce proprio quando vengono smantellate in noi le sicurezze, la presunzione di poter dominare, di poter governare, di poter vivere tranquillamente quello che ci capita o quando percepiamo una sproporzione rispetto a ciò che crediamo possibile, nelle nostre capacità.

Dovremmo prendere sul serio questo sentimento: né demonizzarlo, né, al contrario, cavalcarlo come qualcosa di insuperabile: “Non ce la faccio, ho paura”. Ecco, non dobbiamo cadere in questa oscillazione che corrisponde al vergognarsi di avere paura o a presumere di non averla.

C’è poi la paura ingenerata da chi ci sta accanto, da chi ci viene incontro. Perché noi siamo sempre davanti a qualcuno e possiamo provare la paura delle reazioni o dei giudizi… la paura delle conseguenze.

Le reazioni possono essere di amicizia o di ostilità, possono essere cariche di fiducia o al contrario possono minacciare la nostra fiducia. Allora vorrei con voi e in particolare con coloro che stanno facendo questo cammino dalle parole di Gesù richiamare tre paure da vincere.

  –       La prima ce l’ha detta Gesù quando ha assicurato che tutto quello che è nascosto viene alla luce. Mi sembra di poter dire che la prima paura da vincere sia la paura della verità. La verità di quello che siamo, la verità di quello che siamo stati. Noi siamo capaci di mascherarci per timore che ciò che emerge possa creare delle conseguenze. Altrove Gesù dice che la verità ci fa liberi. Credo allora che in ogni cammino vocazionale, di fede, relazionale… la verità delle cose è portatrice di una libera consegna di ciò che siamo. Anche perché prima o poi viene alla luce. E, non va dimenticato, che il tenere nascosto richiede tanta energia, per niente.

 –         Gesù poi dice che ci può essere una paura buona, quando in gioco c’è l’anima: cioè il cuore, la realtà più profonda. Quello che noi siamo non è solo il nostro corpo, ma ciò che lo anima, appunto. L’anima è in sintonia profonda con Chi ci ha creati e redenti. Allora la paura che dobbiamo affrontare è di compromettere la nostra relazione con chi è all’origine e al termine delle nostre esistenze, non la paura del castigo, ma il desiderio di custodire ciò che c’è di più prezioso in noi.

 –     C’è poi la paura di non valere, di non essere considerati. Non possiamo vivere mendicanti di riconoscimento, di stima… É bella l’immagine che Gesù usa dei capelli e dei passeri che sono poca cosa eppure niente e nessuno di essi cade o è destinato a un destino di morte senza che il Signore non lo sappia e non l’abbia presente.  Noi valiamo “più di molti passeri”. Preoccupiamoci allora di stare davanti a Colui che ci dà valore non per quello che gli possiamo garantire, ma perché il valore presso di lui della nostra vita e delle nostre persone è già dato, è dato a priori, c’è un amore che ci identifica. C’è un Amore che anticipa ogni nostra risposta ed è questo ciò che deve garantire la fiducia nel cammino che continua a proseguire. Non abbiate paura perché siete custoditi da mani amorevoli.

Allora cari fratelli, oggi voi testimoniate davanti a tutti proprio questo: che c’è un valore che avete riconosciuto e che vivete ed è radicato nel Signore. Di questo siete testimoni. Credo che questo sia il primo grande servizio che siete chiamati a vivere e testimoniare davanti a tutti: l’amore e la fiducia del Signore.