Bobbio – Ap 11,19; 12,1-6.10 1Cor 15,20-26 Lc 1,39-56

Ogni essere umano, prima o poi, s’interroga sul proprio destino e perciò sul senso di ciò che fa: verso dove sto/stiamo andando? La nostra fede ci viene incontro facendoci alzare lo sguardo al cielo: il cielo c’è (e guai se la terra non avesse un cielo), ma il cielo ci è inaccessibile. Lo possiamo scoprire, abitare, attraversare… ma non conquistare.

In questo cielo che rappresenta ciò che ci oltrepassa e ci è necessario, contempliamo Colei che per grazia è stata assunta “in corpo ed anima”. A Lei è stato anticipato ciò che ci attende. Maria ci assicura che ogni nostro cammino ha una meta che raccoglie tutto ciò che siamo stati: tutto il cammino percorso e le nostre decisioni, le nostre persone nella loro interezza. Questa solennità ci dice quanto sia da prendere sul serio ciò che viviamo, non perché esaurisce tutto il nostro essere, ma perché le nostre scelte sono parte del nostro destino, del nostro compimento: noi decidiamo di noi e di ciò che si compie. La solennità dell’Assunta ci conferma che sulla terra c’è già il cielo e che esso è il cielo della terra, perché nel cielo abita la terra che siamo.

Ma oggi contempliamo Maria che associa con sé Elisabetta e quindi l’opera che Dio ha operato in lei. In questo senso Maria, immagine della Chiesa, associa noi tutti sia nel cammino di fede che ha vissuto con Gesù, sia il compimento che in Lui noi tutti intravvediamo. E’ bello che Maria ci sia presentata nel gesto della prossimità (per la visita ad Elisabetta) e nel canto del Magnificat. Quasi a riassumere il compimento di ogni esistenza nella lode verso il Dio che sa capovolgere i criteri di forza.

Il compimento di ogni storia umana, di ogni esistenza battesimale è la lode, che nasce dallo stupore. Ci siamo riuniti attorno a mons. Piero Marini con il quale magnifichiamo il Signore per i suoi 60 anni di ordinazione sacerdotale. E’ proprio così che noi raccogliamo la nostra esistenza vocazionale, in un rendimento di grazie per ciò che il Signore ha operato in noi attraverso il ministero che ci è affidato. Il suo lungo servizio presso la Santa Sede e al ministero del successore di Pietro, l’ha collocato in uno spazio delicato, potremmo dire esposto per un verso e discreto dall’altro. In questo ciò che gli è stato affidato lo ha posto in una condizione dove il servizio era veramente tale: efficace in quanto capace di far risaltare non se stesso, ma ciò che si celebrava con la presenza del S. Padre. E’ già questo un modo per capovolgere la logica, oggi molto diffusa, di protagonismo, di esibizione personale. Il suo ministero sacerdotale ed episcopale ha richiesto un alto livello di discrezione.

Oggi, con Maria, anche lui innalza con noi al Signore il suo Magnificat. La Vergine Maria è la donna pura di cuore che vede Dio all’opera: a partire da sé lo riconosce dentro la storia, nella quale sembrano prevalere i superbi, i potenti, i ricchi che vivono nell’illusione di avere mani piene. Non possiamo negare che anche in questo tempo questa logica non risulta affatto rovesciata. Chiediamo a Maria che ci aiuti a sperare con chi ormai ha perso tutto, soprattutto la speranza e la fiducia negli uomini. Oggi potrebbe essere un giorno di apertura verso la fine delle ostilità tra Russia ed Ucraina. Ma la potenza distruttrice sembra non arrestarsi neanche di fronte al suo insuccesso e alla sua insensatezza. Maria, Regina della Pace, intercedi il dono della pace duratura.