Gi 40,3-11 2Cor 5,20-6,2 Mt 6,1-6.16-18
A ben considerare il tempo della quaresima ci conviene, non abbiamo che da guadagnarci a viverlo per quello che offre. Il motivo ce l’ha indicato papa Leone nel messaggio per questa quaresima, quando all’inizio ci ricorda che è il tempo nel quale “rimettere il mistero di Dio al centro” per ritrovare lo slancio e perché “il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno”. Respiriamo la sensazione di vivere frammentati in tanti momenti, in tanti luoghi esistenziali, in una sequenza di prestazioni che non sempre riusciamo a sostenere. Non ce lo diciamo forse: “ho bisogno di ritrovarmi”? “ho bisogno di avere spazi per me”? Ma poi non riusciamo a pensare che a momenti per vivere delle passioni, per coltivare degli hobby personali, per crearci una qualche bolla di gratificazione, per poi tornare ad essere risucchiati nei ritmi che continuano a suscitare le domande del ‘perché?’, ‘per che cosa?’ viviamo. Non abbiamo il coraggio di dirci che in questo modo la ‘vita’ (come la intendiamo) si riduce a qualche pausa da ritmi che ci estraniano da noi stessi.
Se ritornare al Signore con tutto il cuore è tornare a ritrovare un Amore che non è legato a quello che facciamo o al livello dei nostri risultati, è senz’altro conveniente. Attingendo al linguaggio sportivo nel quale siamo immersi in queste settimane, non si può vivere anni di fatiche unicamente perché un giorno si conquista una medaglia. Ci devono essere delle ragioni anche se non si ottengono risultati da medagliere e da riflettori. Altrimenti quante esistenze sprecate nel sogno e, alla fine, fallite. Dal quarto posto in giù! L’insuccesso diventerebbe veramente drammatico.
La quaresima favorisce il processo di unificazione di sé attorno al Signore, che rimane la roccia su cui appoggiarsi, che dà dignità e valore ad ogni piccolo o grande gesto della nostra esistenza. Dentro i quali ci siamo noi.
Allora, perché questo ritorno a Lui non sia un buon proposito – ci ha ricordato papa Leone – la condizione è l’ascolto. Perché ogni relazione si avvia quando ci si apre all’ascolto, attraverso il quale si fa entrare l’altro nel proprio interesse. L’ascolto apre alla compassione, crea un legame, non solo emotivo, che impegna la volontà, le scelte. L’ascolto orienta uno stile di vita. Per questo dovremmo verificare la disponibilità reale all’ascolto delle persone che ci stanno accanto, e, non di meno, all’ascolto di quelle situazioni solo geograficamente lontane. Un esercizio spirituale potrebbe essere, alla fine della giornata, chiedersi: che cosa mi ha comunicato, cosa mi ha condiviso chi oggi ho incontrato? Come sono interpellato da quanto mi ha raggiunto attraverso le informazioni e le notizie che mi sono arrivate? Sappiamo bene che si comunica in vari modi, non solo con il linguaggio verbale, per questo noi rispondiamo con tutto noi stessi: l’ascolto chiede l’attivazione oltre dell’orecchio, anche dello sguardo, del cuore, del gesto e della parola. E, ugualmente, al termine della giornata dovremmo chiederci: che tempo ho dato, cronologico e interiore, al Signore per permettergli di parlarmi? Nel vangelo Gesù ci ha parlato del segreto che si oppone all’esibizione, ma che non riduce la preghiera ad uno spazio dove nessuno può entrare, ad un esercizio di estraniazione per trovare sé stessi nel privato. Al contrario nel profondo della persona, “dov’è il Padre tuo”, entra tutta la nostra vita, entra il nostro prossimo e lì ogni cosa può trovare ospitalità. Dentro a quella relazione fondante che c’è tra il Padre e noi è presente il mondo che ci interessa. L’ascolto del Signore avviene in questo intreccio di storie.
In questa liturgia c’è un invito forte a vivere questo tempo con il digiuno che, come scrive il Papa, ha la forza di ricordarci che nella vita spirituale il corpo è parte del cammino. Con il corpo è decisivo ciò che ci sazia e, al contrario, ciò che ci manca. È proprio vero che quando siamo sazi non siamo più in grado di desiderare. Rinunciare a qualche cosa ha una funzione pedagogica importante: ridimensiona il valore di qualcosa (il cibo o ciò di cui non sappiamo fare a meno) per orientarci ad altro. Ad altre fami. Il Papa, collegando il digiuno all’abilità dell’ascolto, ci ha suggerito per questa quaresima il digiuno della lingua: digiuno “dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo”, precisando ulteriormente: “cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza”.
Troppo sta prevalendo nelle relazioni l’aggressività che induce la difesa e che si alimenta dell’incapacità di ascoltare seriamente le ragioni dell’altro. Abbiamo smarrito, della gentilezza, la regola d’oro che è quella di dare il tempo all’altra persona di comunicare. In questo modo perdiamo occasioni propizie, opportunità che ogni incontro porta con sé. Cerchiamo nel nostro oggi, nell’oggi delle nostre relazioni la verità di quanto è risuonato tra noi anche stasera: “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!”. Non i giorni che stabiliamo noi, ma quelli che ci sono dati da Colui che nell’Amore conosce ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Buona quaresima.



