Corpus Domini 1 Re 11,4-13 Mc 7,24-30
Un anno fa il card. Farrell, ricordando d. Giussani, scrisse che egli “ha preso sul serio l’uomo – ha preso sul serio Cristo”. Mi ha colpito l’efficacia di questa sintesi perché se la ‘prendiamo sul serio’ a sua volta produce una continua sorpresa e uno stupore che permane. Meglio, è la condizione per non cadere nel pericolo sempre latente di seguire degli stereotipi, di uscire – la chiamerebbe d. Luigi – dalla logica dell’«avvenimento» che, proprio per questo, è incontro con un essere umano preciso e con il Risorto che si rivela e fa accadere il suo amore in forma sempre diversa e originale, come è ogni incontro.
Dentro a questa sintesi, cioè di queste due ‘prese sul serio’, ho accostato le due pagine della Scrittura che abbiamo appena ascoltato e attraverso le quali oggi il Signore rinnova la sua alleanza con noi tutti e con ciascuno.
Nel vangelo, in questo racconto che inquieta perché mette in crisi l’idea che abbiamo di Lui, ci viene narrato come Gesù prende sul serio la richiesta di questa donna. Ne rimane sorpreso e si lascia condurre da essa. Una richiesta fuori luogo, perché rivoltagli da una donna pagana. Eppure ci vien da pensare che la fede presente in questa donna abbia ‘convertito’ la sua missione. L’abbia allargata, estesa: a partire da questo incontro Gesù realizza che è stato mandato non solo alle pecore smarrite di Israele ma a tutta l’umanità. Senza esclusione alcuna. Prendere sul serio questa donna, con la sua domanda, inaugura qualcosa di inedito. Apre scenari nuovi.
Prendere sul serio l’uomo equivale a prendere sul serio qualunque domanda egli possa avanzare. Non si selezionano quelle giuste (secondo il nostro giudizio) e quelle inopportune (secondo la regola delle buone maniere). Il che comporta di accettare di essere spiazzati e di dover cercare un’altra risposta da quella che avremmo pronta e che aveva funzionato in un’altra relazione.
Prendere sul serio Gesù è prendere seriamente in considerazione il volto di un Dio che si mette alla scuola delle relazioni che gli sono date. Non cerca Lui questa donna, ma è lei che andò da Lui e ‘si gettò ai suoi piedi’. Accetta, ci dice Gesù, anche le domande ‘ impossibili ’ e fuori catalogo. Accetta la parola dell’altro, portatrice di una verità che viene da fuori e che ti può istruire.
Prendere sul serio l’uomo vuol dire, ci ha ricordato la pagina di 1Re, riconoscere la sua comune fragilità e vulnerabilità, che si mostrano anche nel poter assumere la forma dell’idolatria. L’essere umano ha sempre faticato ad accettare un Dio che non si lascia catturare né in un simulacro né in una morale. L’accadere della fede è tutt’altro che conforme alla natura umana che ha in sé la pretesa di sostituirsi a Dio. La fatica ad accettare con la creaturalità e la figliolanza la relazione che si fonda sull’iniziativa di Dio, la ritroviamo in tutta la storia della salvezza. Prendere sul serio il Dio di Gesù Cristo è accettare che Lui ti consegni tutta la libertà, col rischio del rifiuto, ed insieme che non si stanchi di cercare chi è perduto. Perché se anche per noi, come per Salomone, nel tempo il cuore è deviato, il Suo cuore rimane per sempre orientato a chi ha voluto e amato da sempre. Eterna è la sua misericordia.
Allora prendiamo veramente sul serio la passione per l’uomo e per Cristo che d. Giussani ci testimonia. È la strada per mantenerci sempre, a nostra volta, tesi verso la novità di ogni incontro tra l’iniziativa di Dio e la singolarità di ogni frammento della nostra esistenza.



