RUSTIGAZZO 1Sam 18,6-9;19,1-7 Mc 3,7-12

La preghiera dei salmi è il nutrimento quotidiano per la vita e il ministero di un sacerdote, e dopo il Concilio sempre di più anche per i laici, oltre che per i consacrati. La Chiesa, attraverso la preghiera liturgica affidata ai sacerdoti come parte del loro ministero, consegna con questo compito anche un dono: lo scorrere del tempo è scandito dalla preghiera dei salmi che sono essi stessi Parola di Dio. Il vissuto esistenziale e pastorale è così tessuto nell’intreccio con la preghiera di Gesù e della Chiesa.

Ho ricordato questo perché, leggendo il salmo 55 che la Liturgia odierna ci ha fatto pregare in forma responsoriale, vi è risuonata la vita di d. Sante e ci ha messo sulle labbra l’invocazione che in questo momento preghiamo per lui e con lui: “In Dio confido, non avrò timore”. Don Sante è stato chiamato nella notte, in quel sonno a cui si era abbandonato con le parole del vecchio Simeone: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola (…)”. Sono le parole del cantico evangelico con il quale si conclude una giornata, le parole che ci congedano dal giorno che volge al suo termine. E ora, concludendo il grande giorno della sua esistenza terrena, possiamo dire con d. Sante: “In Dio confido”.

Con il salmista abbiamo ritrovato le ragioni di questa confidenza: “I passi del mio vagare tu li hai contati”. In questa confessione di fede c’è tanta speranza: nessun passo della vita, nessun passo del nostro vagare va perduto. Il nostro d. Sante ha conosciuto il vagare, geografico, religioso, esistenziale. Ci è stato ricordato all’inizio della Messa quello che dal Veneto lo ha condotto in Piemonte, con la famiglia; l’approdo a Piacenza avvenuto dopo un tempo trascorso tra i Servi di Maria; i passi del suo servizio qui a Rustigazzo. Sappiamo che dopo il suo servizio in questa parrocchia si è ritirato al Cerati. Ma nessun passo è ignorato dal Signore, ognuno è stato contato, nel suo valore. Parole che ci confermano che il Signore c’era, era accanto, affiancato ai suoi passi. Non sempre ci sono chiari i sentieri sui quali siamo condotti, ma è sicuramente motivo di grande consolazione la certezza che non siamo in balìa di noi stessi. Se le App nel nostro smartphone oggi misurano la quantità dei passi che facciamo in una giornata, il Signore registra la qualità di quei passi, la direzione, la carica di passione presente in ogni passo, anche il più piccolo e abituale. Conosce anche i passi che non siamo riusciti a fare e quelli che, per la salute o per l’età, ci sono stati impediti. Con sofferenza.

Nel tuo otre raccogli le mie lacrime: non sono forse scritte nel tuo libro?”. Per il passato forse si è insistito troppo sul fatto che Dio scrive nel suo libro tutte le nostre azioni. Una sorta di registro in vista di un giudizio severo e inappellabile. Nel salmo invece abbiamo descritto il volto di un Dio che non lascia cadere invano le nostre lacrime, che sono scritte, fissate, perché troppo preziose ai suoi occhi, sono parte della nostra esistenza. Ci dice che non conosciamo veramente chi siamo se non attraverso le nostre lacrime. Quelle di dolore come quelle di gioia. C’è in questo versetto del salmo tutta la tenerezza del Dio che ora d. Sante incontrerà e nel quale può veramente confidare (“Questo io so: che Dio è per me”). Don Sante ha potuto sperimentare, penso per il tempo che l’ho conosciuto al Cerati, la presenza del Signore in tanti gesti di cura che l’hanno accompagnato. Più passano gli anni e più abbiamo bisogno di qualcuno che venga incontro alla nostra debolezza, allora dovremmo ripeterci continuamente: “Dio è per me”. Lo è nei tanti quotidiani gesti di cura di chi ci sta vicino.

E ora, con le parole con cui termina il salmo, d. Sante si congeda da noi per presentarsi al Signore nelle cui mani ha posto la sua vita: “Manterrò, o Dio, i voti che ti ho fatto: ti renderò azioni di grazie”. Il mantenere fede alle promesse a Dio attraversa tutt’intera la nostra esistenza. Così vogliamo pensare in questo momento il nostro caro d. Sante, avvolto in un grande rendimento di grazie per quell’Amore che lo ha mosso verso la consacrazione della sua persona all’Amore sperimentato. Tra le braccia di Maria, colei che è stata nella sua vita religiosa, come pure tra voi, sostegno e riferimento per pensarsi come rendimento di grazie, unendosi ogni giorno al suo Magnificat.