Come Ufficio di Pastorale per i migranti siamo stati sollecitati da più parti ad esprimerci sulla manifestazione organizzata alla fine della prossima settimana dal “Comitato per la Remigrazione e la Riconquista”

Prima di tutto ci sembra corretto capire chi sono i membri del comitato organizzatore. Dal loro sito ufficiale risulta che il Comitato è formato da rappresentanti di “CasaPound Italia”, “Rete dei Patrioti”, “VFS” (Veneto Fronte Skinhead) e “Brescia ai Bresciani”: un Comitato, quindi, che ha una chiara connotazione politica antiimmigrati e che con le sue provocazioni pensa di creare consenso non insieme, ma contro qualcuno. La parola “Riconquista” ha poi, a nostro parere, un significato arcaico e, anche, di lotta contro qualcuno.

La Chiesa di Piacenza Bobbio ha una sua posizione molto chiara circa la pastorale, cioè il lavoro religioso, civile e sociale con i migranti. L’ha sintetizzata molto bene il Vescovo Adriano nel suo intervento al Consiglio Comunale durante la sua Visita Pastorale il 20 gennaio 2025. Ed ecco i passaggi che riguardano l’immigrazione: “Non ho mai avuto la presunzione di dettare agende o di assegnare i compiti agli altri, tanto meno alle istituzioni civili. Ma sono convinto che la comune attenzione alle persone possa farci ritrovare sulla strada del servizio per questa città e per questo territorio…. C’è un primo dato con cui ho fatto i conti visitando la città: la città è cambiata; le comunità parrocchiali si sono modificate per la presenza consistente di famiglie immigrate. Il volto della nostra città ha assunto caratteristiche radicalmente diverse, perché non siamo più nella fase di qualche decennio fa nella quale arrivavano le persone da altri continenti che si trattava di accogliere. Ora queste persone e queste famiglie hanno qui la loro residenza. Qui il futuro loro e dei loro figli. Parliamo, e lo sappiamo bene, di oltre il 20% di persone immigrate nel comune di Piacenza! Una persona ogni cinque ha un’origine nell’immigrazione. Se fino a qualche tempo fa l’emergenza era di andare incontro a delle povertà, oggi, pur perdurando questa esigenza, possiamo dire che il nostro rapporto con chi è arrivato tra noi si sta modificando. Quasi in una forma di slogan potremmo riassumere: “non cosa fare per…?”, ma “come costruire una convivenza con…?”. Questa è la sfida. Per tutti.

E proprio per evitare fraintendimenti, cioè che io pensi a qualcun altro, vi dico che ce lo stiamo ripetendo anche noi, comunità cristiana. La cosa ci riguarda. La nostra comunità cristiana è costituita sempre più da battezzati di diverse provenienze culturali, linguistiche, da differenti tradizioni religiose. Sono parte della comunità cristiana che è in Piacenza–Bobbio, non sono di passaggio. Li possiamo, anzi, li dobbiamo sentire una parte del volto della nostra Chiesa. Non sono persone che dobbiamo aiutare perché si trovano in una situazione di qualche necessità, ma sono una risorsa, lo devono essere. Non possono essere e rimanere un problema.

Allo stesso modo, incontrando scuole, società sportive e altre aggregazioni mi sono reso conto che questo fatto è evidente ovunque. La presenza di ragazzi e di giovani di queste origini sta già descrivendo non quello che sarà domani, ma il nostro oggi. Il compito allora da parte di tutti è di far crescere la coscienza di una responsabilità, in forza di una reale appartenenza a questa città, a questo territorio, a questa nazione.”

L’Ufficio di pastorale per i migranti, preso atto di questa profonda analisi, sta lavorando alla comunione tra i Piacentini d’origine e i piacentini di adozione con ogni mezzo a disposizione, sempre attenti a non giustificare mai chi sbaglia gravemente o chi trasgredisce le regole e le leggi del nostro Paese. In questi casi non abbiamo bisogno, francamente, di provocazioni sommarie, ma di far funzionare la giustizia che, sola, a volte, può garantire un vivere civile e soprattutto è necessaria una formazione dei giovani alla non violenza. Non trascuriamo inoltre le paure che possono nascere di fronte a fatti incresciosi: le capiamo e crediamo che con il dialogo, forte e coraggioso, si può e si deve tener conto anche dei più deboli.

È per questo che l’Ufficio di pastorale per i migranti, saluta con piacere la presa di posizione di tutti e tre i maggiori sindacati italiani. “Parlare di “Remigrazione” significa sostenere politiche di esclusione e discriminazione che colpiscono la dignità delle persone e minano la coesione sociale” (CGIL); “La nostra posizione, da sempre, è di solidarietà con chi lavora onestamente e ha voglia di integrarsi rispettando le persone, il territorio e le istituzioni. Questo concetto basilare vale sia per chi è italiano e sia per chi è immigrato.  (CISL e UIL).  Di suo, l’Ufficio migranti, forte dell’esperienza dei Missionari per gli emigrati italiani, che a Piacenza hanno avuto la loro educazione seminaristica, aggiunge: “E’ terribile sentirsi considerati precari e creature umane di serie B in una Nazione alla quale si donano le migliori energie del proprio lavoro”

Ma, poi, ci preoccupa anche che ci possano essere reazioni violente contro il criticabilissimo evento: un cassonetto bruciato o, peggio, uno scontro fisico potrebbero portare acqua al mulino dei provocatori.

Piacenza è chiamata la Primogenita, perché i nostri vecchi furono i primi ad aderire all’unità del Regno d’Italia. Ma ci sia consentito di ricordare che Piacenza, grazie a un suo santo Vescovo Scalabrini, è stata  la Primogenita nel reclamare e far realizzare una politica adeguata e una corretta assistenza religiosa ai nostri emigrati italiani nelle Americhe e in Europa. I Missionari e le Missionarie Scalabriniane sanno bene quanto è costato, per esempio, ottenere dalla Svizzera la possibilità del ricongiungimento del coniuge di un emigrato italiano e quanto è costato permettere che questi si portasse i figli in Svizzera. Alzavamo, forte e chiara, la nostra voce per affermare ovunque che un lavoratore, anche quello immigrato, non può essere considerato soltanto in base alle due braccia che lavorano, ma in relazione alla sua dignità umana e, dicevamo, di Figlio di Dio e nostro fratello.

Ci dispiace, ma c’è una netta differenza di significato delle migrazioni tra noi e gli organizzatori della inutile provocazione del 24 gennaio.

Noi facciamo nostra l’intuizione del Vescovo Scalabrini  “Emigrano i semi sulle ali dei venti, emigrano le piante da continente a continente, portate dalle correnti delle acque, emigrano gli uccelli e gli animali e, più di tutti, emigra l’uomo, ora in forma collettiva, ora in forma isolata, ma sempre strumento di quella Provvidenza che presiede agli umani destini e li guida, anche attraverso a catastrofi, verso la meta, che è il perfezionamento dell’uomo sulla terra e la gloria di Dio nei cieli.”

Per noi le migrazioni non sono ideologie: sono un fatto umano, che contribuisce, se ben governato, all’unione dei popoli e, quindi, alla pace.

Piacenza 19 gennaio 2025

Il Direttore dell’Ufficio Migrantes
Padre Mario Toffari, c.s.                         

Il Vicedirettore
Diacono Giuseppe Chiodaroli